Una calda serata di fine luglio, a Roma. Squilla
il telefono. "Ciao Eleonora, che fai domani?". Sono Giorgio Campanini
e Laura Nalli, amici subacquei romani espertissimi delle acque di Ponza. "Andrea
e Valentina, del Ponza Diving Center, hanno scoperto qualcosa di nuovo. Un aereo,
assolutamente intatto, della Seconda Guerra Mondiale a 60 metri di profondita'...".
Dodici ore piu' tardi stiamo gia' planando a tutta velocita' verso un punto
imprecisato tra Ponza e Palmarola, all'altezza della Secca dei due mattoni.
Andrea impartisce le istruzioni a Valentina, al timone, per far collimare esattamente
i tre allineamenti che indicano l'esatto punto d'immersione. Sbircio le mire
scarabocchiate su un foglietto di carta: "Allineare la casa bianca con
la montagna"... ma non sono tutte bianche, le case di Ponza?!!!
Ci siamo, dai fondo!". Ci vestiamo velocemente e ci buttiamo in acqua.
A una quindicina di metri gia' vediamo il fondo: un ammasso di scogli allineati
interrompe il chiarore della sabbia chiara. Scendiamo ancora: gli "scogli"
si compongono nella sagoma inconfondibile di un aereo! E' appoggiato sulla sabbia
bianca, assolutamente intatto. Come posato da poco sul fondo, condotto fino
all'ultimo atterraggio dai suoi piloti; come pronto a decollare da questa pista
sottomarina, per volare attraverso l'acqua e, di nuovo, nel suo cielo.
Arriviamo sul fondo: sono 58 metri esatti. La limpidezza tipica del mare di
Ponza fa sembrare tutto facile e semplice, mentre in realta' questa e' un'immersione
assai impegnativa, anche perche' e' assolutamente "quadra", condotta
cioe' sempre alla massima profondita'. Non c'e' molto tempo da perdere, quindi:
un rapido giro dell'aereo per renderci conto che non e' molto grande, sara'
lungo una quindicina di metri e con una larghezza alare simile; due eliche e
due grandi spazi vuoti nel corpo dell'aereo, a prua e subito dietro le ali:
qui c'e' una mitragliatrice, ancora rotante.
Il "muso" e' tranciato all'altezza dell'abitacolo; il vetro intatto
del parabrezza e' annebbiato da spugne e briozoi incrostanti. Brandelli di decine
di reti trattenute negli anni dall'aereo avvolgono i motori e il muso, spugne
arancioni e rosse coprono a chiazze la struttura metallica. Alto e imponente
il timone, scelto da una... calamara di passaggio per abbandonarvi le sue uova.

Dopo 18 minuti di immersione, con riluttanza, ci
stacchiamo dall'aereo per iniziare la risalita: la decompressione inizia per
prudenza gia' a 12 metri e in tutto durera' piu' di mezz'ora, passata a scambiarci
impressioni ed emozioni con i gesti dell'alfabeto muto ed eloquenti espressioni
del viso. Non facciamo in tempo a mettere la testa fuori dall'acqua che seppelliamo
i ragazzi del diving con una valanga di domande: come, quando lo avete scoperto?
E che aereo era? Qual e' la sua storia? Quando e' affondato? "Andiamo con
ordine" sorride Andrea. "E' sin da quando abbiamo aperto il diving
che i ponzesi ci parlavano di questo fantomatico aeroplano. Un nostro conoscente
raccontava di aver visto cadere un aereo, durante la Guerra, quand'era ancora
ragazzino. Finalmente a giugno abbiamo convinto un pescatore e, tra un'immersione
e l'altra del diving, ci ha portati con se'. Siamo scesi nel blu totale, convinti
di non trovare nulla... e invece ci siamo caduti esattamente sopra!"
Di storie ne sono state raccontate tante, su questo aereo" aggiunge Valentina.
"Si dice che addirittura fosse ammarato troppo vicino alla costa e quindi
sia stato trascinato al largo per poi farlo affondare di nuovo. Ma che tipo
di aereo sia, e di che nazionalita', questo veramente non lo sappiamo. Sarebbe
interessante pero' cercare di scoprirlo!".
Siamo pienamente d'accordo, ovviamente, e concordiamo di coinvolgere subito
mio padre, ingegnere aeronautico. Buttiamo giu' uno schizzo, aggiungendo tutti
i particolari che ci vengono in mente: quote, lunghezza stimata, apertura alare.
Un fax in Inghilterra e dopo poco una telefonata: mio padre e' ancora piu' incuriosito
di me da questa scoperta e gia' comincia a fare supposizioni, potrebbe essere
un caccia inglese, o forse americano. O magari anche tedesco, chissa'. Ha bisogno
di altre foto che ritraggano i motori ("Fondamentale sapere se sono in
linea oppure stellari", chissa' che vorra' dire), poi la forma del timone,
il muso... In partenza per la Corsica, lascio il testimone a Roberto Rinaldi.
I doppi scatti sono per me, anzi per mio padre e i suoi colleghi che, nel frattempo,
si sono gia' appassionati a questa storia.
Il giorno dopo, nel suo ufficio, trovo delle fotocopie che mi aspettano. "Credo
possa essere un A-20" e' la sentenza provvisoria. "Per esserne certo
avrei bisogno di altre foto, ma penso proprio che sia lui." Nel frattempo
si diffondono altre "leggende metropolitane": si dice che l'aereo
sia inglese e che, avendolo visto cadere, un pescatore si sia precipitato a
raccogliere i piloti i quali, da allora, tornano ogni anno a trovarlo. Dovrebbe
essere facile da verificare: ma guarda caso il pescatore e' morto proprio un
paio di mesi fa, alla veneranda eta' di 90 e passa anni. E nessuno, a Ponza,
sa alcunche' di questa storia. La voce del ritrovamento si sparge: ne parlano
alcuni quotidiani, se ne interessa la televisione e, pare, persino la famosa
Cnn.
Passano le settimane e a tutt'oggi l'aereo e' ancora senza un nome, la sua storia
ancora sconosciuta. Nelle prossime settimane ci immergeremo di nuovo, cercando
di chiarire il suo mistero: prenderemo le misure per confrontarle con quelle
dell'A-20 riportate dai libri e, se corrisponderanno, cercheremo di localizzare,
in base ai disegni, e di scoprire le insegne nazionali. Se la vernice avra'
resistito a cinquant'anni di immersione, riusciremo forse a leggere i numeri
di matricola dell'aereo: e a quel punto, risalire alla storia di questo aereo
e della sua ultima missione sfortunata non dovrebbe essere difficile. Vi terremo
informati!
La storia dell'A-20
La carriera del Douglas A-20, aeroplano d'attacco costruito in diverse configurazioni,
e' stata per molti aspetti molto meno spettacolare di quella di altri velivoli:
non fu protagonista di operazioni particolarmente importanti ne' si distinse
in battaglie decisive; fu pero' un aereo di grande affidamento e soprattutto
estremamente versatile, impiegato in operazioni di attacco sia diurno che notturno,
equipaggiato per la ricognizione e per la fotorilevazione del territorio nemico,
per il bombardamento e per una quantita', una trentina in tutto, di altri impieghi
distinti. In prima linea praticamente ovunque e in ogni condizione (dalla Russia
al Pacifico e persino nel deserto) era, secondo i piloti, uno dei migliori velivoli
da combattimento da pilotare.
La prima nazione ad acquistare il Douglas "Modello 7B" fu la Francia:
ma le modifiche richieste furono tali che ne venne fuori praticamente un nuovo
aereo, cui venne imposto il nome DB-7 (DB per Douglas Bomber), che esegui' il
volo inaugurale il 17 agosto 1939. La Francia ordino' in totale 951 velivoli,
ma solo pochi di essi vennero consegnati, e impiegati, prima della resa. I restanti
furono acquistati dagli inglesi e ristrutturati per l'addestramento dei piloti
con il nome di Boston I. La Royal Air Force commissiono' subito la costruzione
di decine di altri velivoli soprattutto come bombardieri: ma dopo il blitz dei
tedeschi nel Regno Unito un certo numero di DB-7 fu configurato per la caccia
e penetrazione notturna e quindi ribattezzato Havoc I.
Considerata l'estrema adattabilita' dell'aereo, che consentiva impieghi di diversa
natura, anche gli Stati Uniti ne ordinarono numerosi esemplari, che presero
il nome di A-20. Il DB-7, nelle sue diverse configurazioni, venne utilizzato
dalle Aeronautiche militari di tutti i paesi Alleati, per cui si ebbero modelli
che volavano sotto bandiera americana, francese, belga, sud africana, russa,
olandese; una ventina di aerei furono acquistati persino dai brasiliani.
La produzione si interruppe il 20 settembre 1944: era stato costruito, nei diversi
modelli e configurazioni, un totale di 7385 esemplari. In Europa, gli A-20 americani
effettuarono 39.493 sortite, in cui sganciarono 28.443 tonnellate di bombe.
Nel corso di questi raid 265 velivoli vennero abbattuti. Che l'aereo di Ponza
sia uno di questi?
Nota del PONZA DIVING CENTER
Dal Giugno 2000 l’Aereo è stato presumibilmente
insabbiato. E’ uno strano fenomeno, ma il fondale è salito di 7
mt (dai 59 dove si trovava ai 52 mt attuali).Il Diving Vi terrà aggiornati
su eventuali novità. Ogni anno lo Staff effettua almeno un’immersione
per verificare eventuali variazioni.